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I primi due mesi in Brasile di Elena Pezzuolo

Sono arrivata In Brasile il 13 di maggio (Madonna di Fatima) Fino ad ora i miei viaggi in terra brasiliana sono SEMPRE stati accompagnati dalla protezione di Maria. Dopo aver avuto la Grazia di vivere un esperienza missionaria nella periferia di San Paulo e Volta Redonda e´la prima volta che approdo nella “famosa” Baixada fluminense Regione dello stato di Rio de Janeiro: famosa per la sua altissima densita´di popolazione,la piu´alta dell america del Sud e per questo denominata” il formicaio dell´Ámerica Latina” Si arriva a 17.000 abitanti per km quadrato. Ed é proprio vero!!! L’ho sperimentato andando a visitare una famiglia, qualche giorno fa: si entra per un cancelletto, un corridoio stretto stretto ma…con piu´di 4 o 5 ” vie laterali” …dove mi sono resa conto che ne abitano altre 5 di famiglie: e´sufficiente un tavolo, due fuochi per cucinare e un materasso a terra per dormire.

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Ma la fama della Baixada Fluminense e´legata purtroppo anche all’ altissima percentuale di violenza, assalti, omicidi.

Scorre cosi la vita nel quartiere di Vilar dos Teles, Diocesi di Duque de Caxias, dove i missionari padovani sono presenti da piu´di 50 anni. Verso le 5.00 del mattino un fiume di gente, uomini, donne, giovani escono di casa per andare al lavoro e per raggiungere il centro di Rio de Janeiro con bus, metro, e infine anche il treno, e con il timore che forse non si sa se si ritornerá a casa sani e salvi. Gli assalti sono molti in qualunque angolo ed e´ impossibile reagire quando ti trovi una pistola puntata alla testa. Si tratta solo di dare cio´che chiedono: zaino, cellulare, orologio…E passata la paura, dopo che si allontanano ti rendi conto che gli assaltanti erano appena due ragazzini con non piu´di 12 anni, ma con in mano un arma piu´grande di loro.
Ho dovuto abituarmi all idea di non poter uscire da sola per strada dopo le 18.00, e´pericoloso. Ma, a dirlo purtroppo non sono solo io come straniera, ma gli stessi abitanti. Donna Joana mi sussurra all’ orecchio che si sente straniera nella sua terra. Mentre ricorda mi racconta che quando era piccola giocava sulla strada con le amichette fino a mezzanotte; ora, raccomanda ai suoi nipotini di non uscire di casa senza avvisare. Uno di loro gia´e´stato rapito qualche mese fa…

Una realta´cosi violenta non l avevo ancora toccata con mano. Il morro (collina) di cui questa regione e´composta e´quasi tutta favela e, comandata dalle diverse bande di trafficanti di droga. Per visitare le famiglie dobbiamo essere accompagnati da persone del posto e conoosciute. Per i giovani che entrano nel circolo della droga e´difficile uscirne. In quel caso lo chef ordina che chi tradisce venga tagliato a pezzi.

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Davanti a Gesu´Eucaristia posto nel sacrario della nostra cappellina della casa parrocchiale tento di ricordare a me stessa che Dio ha creato il cuore dell uomo a sua immagine e somiglianza e quindi MOLTO BUONO. SI, e´cosi….Non esistono persone cattive, ne ho la certezza, esistono solo persone infelici.

Nonostante tutto ciò ammiro il popolo brasiliano che si pone a lottare tutti i giorni con questa realtà con fede e abbandono.

E´stato e continuano ad essere per me un regalo gli incontri, le conversazioni con alcuni giovani della parrocchia, o dei vari gruppi di catechesi dove come diocesi di Padova stiamo lavorando. Dopo aver guadagnato un po di fiducia e entrare nella profondita delle loro storie mi accorgo che e´cosi: famiglie distrutte e divise, che lasciano ferite molto pesanti.
Quale dono per me poter visitare e lavorare per una settimana ad un centro di recupero per ragazzi di strada e usuari di droga a pochi kilometri di distanza.
Lucas, ha ora 18 anni e lavora come muratore. Non conosce il papa´e da quando aveva 7 anni la mamma lo ha abbandonato in casa e lui…ha tentato di andare avanti. Ha conosciuto il mondo della droga e della “rua” (strada) dove e´finito per abitarci. “La vita li´non e´poi cosi difficile”, mi dice Lucas :” Mangiavo, dormivo di giorno e di notte facevo uso e vendevo droga . Non ci sono regole se non quelle poche del nostro capo. Nella strada tutto e´possibile e facile da trovare ma…ho PERSO ME STESSO. Un giorno il mio chef mi chiede di fare un servizio, avevo 15 anni: uccidere Jefferson, un uomo che aveva fatto un torto a lui; dovevo obbedire o lui avrebbe ucciso me. Arrivai a casa di Jefferson con la mia arma, lo presi e lo minacciai. Lui si mise in ginocchio davanti a me e guardandomi esclamo´: Lucas! io sono innocente e muoio innocente e la mia anima se Dio vuole andra´in cielo. Ma tu..la tua anima dove andra’?”. Uccisi quello uomo dopo queste sue parole ma…credimi Elena che il Signor Jefferson OGNI NOTTE viene a farmi visita e non mi lascia tranquillo. Le mie notti sono diventate un inferno. ”
Ora Lucas lavora ed e´riuscito ad uscire dalla droga. E´un bel ragazzo e con tanti sogni e desideri nel cuore ma…con una ferita molto, molto pesante. “Sto ritrovando pian piano la mia strada ma soprattutto ho tanto desiderio di rivedere mia madre, prega per questo.”
E´un grande onore per me ascoltare la vita di questi fratelli, potermi sedere a loro lato, dare un abbraccio senza tante parole. Ho compreso come, ascoltare, entrare nella vita e nella storia sacra di chi ti sta davanti e farlo in punta di piedi e senza giudicare, sia un’ arte da imparare solo mettendomi alla scuola del Maestro. Ho bisogno di molta umilta´.

‘Per Dio non esiste situazione o persona che possiamo considerare perduta. Per Lui niente e nessuno e´perduto”.

Porto con me questa frase tanto vera quanto concreta di Papa Francesco. Posso credere nell uomo, qualsiasi sia e qualunque situazione stia vivendo, credo nella resurrezione dei vivi prima che nella Resurrezione dei morti. Dio fa con me questo tutti i santi giorni, a partire dalle mie fragilita´e peccati e non vorrei che questa sua misericordia per me diventasse un’abitudine, ma una continua meraviglia. Ed e´cosi´per Lucas , per George, e per tanti ragazzi e ragazze che ho conosciuto e tanti che non conosco: c’ è sempre una speranza.

Sono 18 le comunita´affidate alla cura dei missionari di Padova. I sacerdoti non riescono a celebrare in tutte e cosi la messa in alcune e´solo una volta al mese. Ma che gioia per il popolo quando quell’ unica volta arriva il sacerdote! Il popolo brasiliano e´molto semplice e espressivo, grato e ricco di fede. Entrando in una baracca, che noi chiamiamo casa, durante le visite alle famiglie vedo una piccola placca di legno appesa al muro di entrata con scritto : ” Qui puo´mancare il pane ma non la fede in Dio”.

A volte davvero mi sono resa conto di come non esistano tante parole di fronte ad una mamma che mi confida che il marito ubriaco continua a picchiarla e che mi chiede se l amore esiste davvero….So che si! Esiste ma in quel momento non escono le parole ma solo un abbraccio forte, la disponibilita´al dialogo per comprendere la via migliore per uscirne e ….vivere bene il mio quotidiano. Percepisco come il mondo sia stanco di parole, e a dire la verita´anche io, e abbia bisogno di testimoni di vita, dell amore nel quotidiano, non fatto di tanti gesti eroici. Ho ammirazione per la signora Rut , dodici figli, di 75 anni, che OGNI mattina scende dalla collina a piedi per fare la spesa per la famiglia e risale a mezzogiorno con un sole cosi caldo che e´possibile sciogliersi, e lo fa con tanto amore…che penso di non avere bisogno di leggere altri libri per conoscere la vita dei Santi.

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Atterrando in Roraima in punta di piedi

Non avevo mai visto sorgere il sole sull’Equatore. O quasi.

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Rio de Janeiro puo vantarsi dei colori e dei riverberi del Tropico del Capricorno, ma il Brasile, evidentemente non é solo Rio. A cinquemila chilometri piú a nord, c’é ancora um cappello di terra ai confini con il Venezuela e la Guiana. Ed é ancora Brasile. É lo stato di Roraima, uno stato relativamente giovane, che ha ottenuto la sua emancipazione alla fine degli anni ottanta. Una popolazione esigua in relazione al território che si presenta vasto tanto quanto l’Italia senza le sue isole. Se penso ala realtá che ci siamo lasciati alle spalle, nella amata terra della Baixada Fluminense, mi vengono i brividi al solo pensiero che qui, la realtá é completamente oposta. Qui si parla di uma densitá pari a 2 abitanti e mezzo per chilometro quadrato, che diventano 4 e mezzo quando si considera la densitá della poplaione di Boa Visa, la capitale di Roraima; a São João de Meriti si arriva a punte di 17.000 abitanti per chilometro quadrato. Non servono commenti.

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C’é una matrice indígena consistente presente nella maggior parte dello stato di Roraima, ma la si ritrova in modo particolare nelle regioni del nord, dove il governo federale ha concesso, a forza di lotte e di spargimenti di sangue, la demarcazione delle terre che definiscono i territori a statuto speciale per le etnie indigene presenti qui in Roraima. Ma si trovano pure molti immigranti provenienti da altre zone del Brasile, in prevalenza dal Nordest, che lungo i decenni passati hanno lasciato la loro miseria per tentare uma nuova vita in queste terre presentate, all’epoca, come um nuovo El Dorado, per la grandeza dei territori e la possibilitá di un pezzetto di terra e di una casa, sinonimi di dignitá e libertá per se e per i propri figli.

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Probabilmente non é andato come tutti speravano. I poveri hanno questo nel sangue: sognano sempre, perché il sogno é l’anima della lotta contro ogni disperazione e morte di ogni anima.

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In questi primi passi che mettiamo, scendendo in punta dei piedi dall’aereo, ma accolti dalla gente come si accoglie un amico o um fratello che viene a fare casa, ci lasciamo prendere per mano dai nostri fratelli e sorelle missionari, in particolare della diocesi sorella di Vicenza, che sono presenti qui in Roraima dal 2009. Assieme alle suore orsoline, si prendono cura di una vasta area alla periferia della capitale Boa Vista, dove si accumulano catapecchie, costruite sopra antiche discariche in preda di ogni tipo di malattie, e di complessi di case popolari costruite dal governo, col programma “minha casa, minha vida”, che a guardarle sembrano gabbie per uccelli, con quei 40 metri quadri di squallore dove vivono uma media di 6 persone, senza uma piazza, senza um punto di ritrovo, uma scuola, um ambulatório, um luogo che indichi la presenza di persone… Solo numeri…

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Forse nei progetti iniziali c’era pure qualcosa di interessante… Ma poi, lungo il cammino, i soldi investiti dal governo se ne vanno a spasso di tasca in tasca, divisi fra i politici locali, noncuranti delle condizioni sempre precarie del popolo, ma sempre pronti a fare promesse in migliorie al tempo dele elezioni politiche.

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Visitiamo pure il município di Cantá, ai confini com l’area indígena, dove vivono anche famiglie indigene che hanno scelto di non abitare dentro al território demarcato per loro. Com la comunitá di Vila Central, ad uma trentina di chilometri da Cantá, celebriamo la festa di São Pedro, il patrono locale, con uma folta presenza di bambini, familgie indigene e gente immigrata da varie parti del Brasile e ivi stabilite. Le distanza che separano uma comunitá dall’altra sono consistenti e questo offre l’opportunitá di ascoltare i racconti di chi ci accompagna, in macchina, lá dove ancora non si conosce la strada. Si ascoltano storie di vita, di popoli e di lotte; si raccolgono lacrime mai consolate e si cerca di non guardare troppo nel volto di chi há ancora occhi gonfi di lacrime per rispettare quella dignitá mista ad orgoglio ferito che solo il tempo e altri sogni potranno risanare.

Don Lucio Nicoletto

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Rientrando in Italia…

 

Il volo interno da Chiang Mai a Bangkok è stato veloce e alle 20.30 si rientra via Abu Dhabi, dopo giorni intensi che hanno intrecciato tanta vita di missione.

Il racconto ha atterrato spesso sulla Parola per ripartire con i volto bellissimo e intraprendente della missione. Mi scriveva il vescovo Luciano Capelli impegnato nelle isole Salomone, nel giorno di Pasqua: “Grazie per la bella testimonianza della Tailandia…Buona primavera missionaria…Facciamo rifiorire il carisma missionario nella chiesa…La terra’ giovanile…Ciao!”

Prendo al volo queste parole, tonificano non poco i tratti della missione!

Grazie ai missionari che in modo particolare loro si sono raccontati, a chi si è messo in ascolto anche meravigliandosi di questo bene condiviso e di questa perla preziosa che è la missione Triveneto, incastonata nella bellissima Thailandia.

Sono stati giorni intensi specie per aver accompagnato con molta apprensione l’amico don Giuseppe di Verona. Grazie per la preghiera sempre presente che ci è giunta da ogni parte del mondo, in ogni lingua, con ogni cuore.

Chiudo, raccontando ancora e con notizie favorevoli che mi giungono dall’ospedale di Chiang Mai, don Giuseppe sta migliorando ora per ora!!!

Buon tutto a tutti e ad Andrea Canton che in qualsiasi ora in Italia cuciva video e racconti… buon riposo meritato!