Visita in Brasile #1

E’ il 22 febbraio si parte! È sera inoltrata da Venezia, via Roma, per Rio.

Il viaggio è buono e di buon mattino mi attendono don Benedetto e don Lucio, invece don Luigi, don Matteo e don Orazio sono agli esercizi spirituali con la diocesi di Duque e il vescovo Dom Tarcisio.

Nella tarda mattinata si riparte come da programma per fare visita a don Francesco Montemezzo nella diocesi di Petropolis, da questo territorio poi nascerà nel 1981 la diocesi di Duque de Caxias, comprendente la zona della Baishada fluminense.

Don Francesco è nativo di Bastia, ordinato nel 1962, 12 anni di Ecuador nel vicariato del Napo, e poi un nuovo invio, il Brasile! Facciamo assieme una breve condivisione del suo nuovo corso, infatti ha lasciato da dicembre la parrocchia s. Antonio da Serra dopo 37 anni di servizio, e vive ora nel seminario diocesano.

Un tuffo nel suo passato a ricordare il seminario di Padova, i suoi compagni, tutto è limpido come ieri, si commuove nel pensare a tante persone che non ci sono più ma che hanno condiviso le mille situazioni della sua vita. È rimasto qui per volere e richiesta del vescovo Gregorio e continuare la sua opera che svolge da 34 anni come confessore e guida spirituale in seminario.

Ad oggi il seminario comprende 15 seminaristi del liceo, 10 nel propedeutico, 40 chierici del seminario maggiore. “Non mi annoio di certo! Tra predicazioni nelle parrocchie e qui in seminario sono sempre occupato, e sono contento”. Pranziamo assieme e lasciamo don Francesco con una foto e un sorriso che ci dice di portare al vescovo Claudio e di salutarlo, con il desiderio di incontrarlo. Riprendiamo la via del ritorno, domani si parte presto.

Sono le 5.00 del 24 febbraio e si parte per Rio.

Aeroporto cittadino, scalo in capitale e arrivo a Porto Velho nello stato della Rondonia. Ci attende p. Ginecy, Fidei donum di Nitteroy, dove è vescovo Dom Josè Francisco, già vescovo di Duque D.C. Purtroppo Dom Roque, che è il nuovo vescovo dell’arcidiocesi ha avuto un’ urgenza, e in giornata sappiamo che si intratterà fuori fino a venerdì, essendo responsabile nazionale della pastorale delle popolazioni indigene deve intervenire e mediare in una situazione delicata scoppiata a circa 200 km da Porto Velho.

20160301091443b

Siamo ospiti nella parrocchia di s. Giovanni Bosco, 50.000 abitanti, siamo nella prima periferia della città. D. Benedetto conosce già, poichè ha trascorso qui alcuni mesi come missionario in una missione di evangelizzazione con i giovani della regione: “è stata veramente una bella esperienza, intensa, ho fatto tanta strada, molti gli incontri, semplici, profondi. Sentire raccontare il vangelo dai giovani…è vero! Il vangelo è giovane!” Qui abitano tre fidei donum, due provenienti dalla diocesi di Nitterory, uno della diocesi della Rondonia. 17

È presente anche il vescovo Antonio Possamai, più che ottantenne, ci racconta che il nonno era di Cison di Valmarino, emigrato nel 1876 nello stato di Santa Caterina. Sorride alla nostra parlata dialettale, la capisce bene, ma non la parla. È stato vescovo per 28 anni nella diocesi di Ji Paranà, sempre in questo stato, dove operava p. Lele Ramin di Padova. Con lui facciamo subito una bella chiacchiera, ci racconta che con p. Lele ha condiviso e ha lavorato per tre anni dal 1982 al 1985. Ricorda con affetto p. Ramin, “era molto stimato e molto integrato nel popolo, un vero testimone”.

Nella serata partecipiamo alla messa in una cappella non lontana dalla parrocchia, animata da un bel gruppo di persone e anche dalle suore Orsoline di Verona. Qui sono in tre e una postulante, ma sono circa 33, sparse in tutto il Brasile, in varie comunità.

Celebra p. Gianecy, e ci presenta con allegria e confiança!

20160301091534c

Prima di rincasare ci intratteniamo con le sorelle, si sono formate anche in Italia, sono brasiliane, una di loro ha radici trentine. Iniziamo qua è là qualche discorso in semplicità, ma la musica e il canto aprono strade di comunicazione incredibile! Nel rientrare condividiamo un pezzo di pizza all’italiana! E’ proprio internazionale!

15

All’alba del 25 febbraio la sveglia si fa sentire. Oggi piove, la stagione ci calza giusta.

Condivise le lodi di buon mattino siamo pronti per un il caffè. Si parte e attraversiamo la città per raggiungere padre Jaimi, parroco di s. Giuseppe Lavoratore, parrocchia fondata dai gesuiti qualche decennio fa. È il responsabile della pastorale della diocesi, è qui da sette anni come fidei donum di Caxias do Sul, con radici lombarde. Ha studiato spiritualità a Roma al Teresianum.

Il nostro Incontro è di conoscenza di questa realtà diocesana, capitale della Rondonia.

La diocesi di Porto Velho ha 90 anni come prelatura e già 35 anni come diocesi. É estesa 84 mila kmq. (tutto lo stato di Rondonia é di 237.000 kmq). É formata da 26 parrocchie e tre aree missionarie. Dal 1995 è  arcidiocesi, 770000 abitanti, 15 preti diocesani, 35 religiosi tra Comboniani, Orionini, Claretiani, Dehoniani, Cappuccini e Gesuiti e sono 17 le congregazioni religiose femminili presenti. La maggior parte della cittá si é sviluppata con migranti provenienti da vari stati del Brasile attirati dalla prospettiva di lavoro offerto dalla costruzione delle centrali idroelettriche. Le diverse origini dicono anche la pluralità di culture degli abitanti. La popolazione attuale é composta al 46% di Cattolici, ma solo il 10% partecipa alla vita della comunità.

Esiste una pastorale alle comunitá reiberinhas che é stata intensificata e definita negli ultimi dieci anni. Una volta al mese vengono visitate utilizzando un ‘barco’. Anche la pastorale giovanile è impegnata nell’animazione missionaria, qui i giovani sono coinvolti da protagonisti in queste esperienze di missione ed evangelizzazione.

La diocesi ha un programma di formazione per i ministri della Parola e della Comunione della durata di due anni e mezzo. É realizzata nelle varie zone pastorali da un’equipe diocesana itinerante di volontari e segue un programma su incontri mensili, definito per temi e obiettivi.

La pastorale del Battesimo consta di tre incontri con genitori e padrini con questi argomenti:

Chiesa (senso di appartenenza), famiglia, sacramento del Battesimo.

La pastorale urbana insiste molto sui temi dell’accoglienza e dell’appartenenza, per il contesto di forti emigrazioni causate dal lavoro di costruzione delle centrali idroelettriche, circa 45 mila gli addetti ai lavori. “Ė importante che la gente, sottolinea con forza il responsabile della pastorale diocesana, si senta accolta e partecipe alla vita di comunitá perché la chiesa non sia intesa come un supermercato di servizi religiosi. Anzi la nostra pastorale deve essere soprattutto di accoglienza. E’ il primo passo, è questa oggi la porta…!”

Il percorso pastorale del Catecumenato é stato invece definito recentemente, dopo alcuni cammini esperienziali. L’équipe lavora sempre sganciandosi dall’anno civile. La CNBB ha offerto una formazione regionale che ha visto la presenza di trecento catechisti, dunque un cammino comune tra le diocesi della stessa regione. La formazione dei catechisti ha la durata di due anni e prevede vari laboratori per assimilare un metodo di lavoro e di realizzazione degli incontri.

Il Cammino della catechesi per i bambini e i ragazzi…

Dai 7 ai 10 anni è stabilito il percorso dell’infanzia missionaria, su quattro livelli (1 catechesi 2 spiritualità 3 impegno missionario 4 vita di gruppo).

Dai 10 ai 12 anni invece la preparazione alla prima comunione con un itinerario di conoscenza di se stessi e della comunitá stessa.

Dai 12 ai 15 anni avviene il cammino di preparazione alla Cresima con inserimento nelle attivitá di servizio pastorale della comunitá cristiana.

I genitori seguono una formazione con incontri mensili, parallela a quella dei figli, sugli stessi argomenti. Tutti gli incontri di catechesi sono un cammino evangelico a tappe che porta a conoscere Gesú: via verità e vita. I catechisti sono gli stessi sia per ragazzi che i genitori, preparati per entrambi gli itinerari.

Il consiglio pastorale ha frequenza mensile e dura un pomeriggio e una sera. E’ formato dai rappresentanti delle comunitá urbane e rurali e poi dei gruppi pastorali, es. past. giovanile, del battesimo, della famiglia etc. Le sfide nuove riguardano la pastorale carceraria e quella riberinha. Ogni piccola comunitá é invitata a domandarsi sulle prospettive e sulle sfide del presente e del futuro, poi vengono presentate alla parrocchia, mediante votazione, che considera le più urgenti, cioè dove porre particolare attenzione.

Poi tutte le parrocchie propongono la lista di tematiche e problematiche al consiglio diocesano che fará una sintesi finale dei temi più comuni.

Tutte le comunità invitano le persone di andare e leggere le fonti cioè i documenti ecclesiali, per poi condividere le riflessioni nei momenti comunitari.

Per la vostra Chiesa, ci dice p. Jaimi, potrebbe essere un bel confronto, imparando dalla riflessione della base. Il missionario deve essere qui con corpo, mente e cuore, con tutto se stesso. É importante che possa esserci una formazione missionaria anche nei seminari e per i preti, che non vengo per aprire una casa ma per condividere un cammino. La missionarietá é una dimensione di vita e non una cosa da fare.”, come sue dimensioni fondamentali”.

La Pastorale Migratoria (nata con i cantieri delle centrali idroelettriche) sarebbe importante un confronto e una formazione qui in loco per la vostra Chiesa, con quale modalità si affronta il problema dell’emigrazione: approccio, preparazione, metodo.

La diocesi sta camminando, occorre uscire dall’assistenzialismo ed entrare nel protagonismo (cioé in un processo educativo che significa imparare ad essere prima di tutto).

Per quanto riguarda il lato economico, la domanda che ci poniamo: come rendersi indipendenti? Il Dizimo é un sistema di autofinanziamento utile per creare una nuova coscienza comunitaria. Siamo qui nella logica della restituzione, é Dio che mi ha dato per primo e io faccio un atto di gratitudine nel restituire una parte alla comunità che opera per me.

Dopo questo bel momento di conoscenza e confronto su tematiche che viviamo nelle nostre realtá, nel pomeriggio ci spostiamo nell’area di S. Antonio, dove dal 2007 è in costruzione una grande centrale idroelettrica, ne sono in progetto circa venti in tutta l’Amazzonia.

Dopo esserci avvicinati al Rio Madeira da dome osserviamo questa imponente costruzione, ci spostiamo e ci poniamo su di una collina accanto all’antica Chiesa di Sant’Antonio, qui troviamo il sign. Moises, che ci racconta la genesi di questo posto, su questa altura c’è l’incrocio tra lo stato dell’Amazzonia e del Mato Grosso. Nascerà solo nel 1981, lo stato di Rondonia. Da qui ci fa mirare l’immensa zona: per costruire questa centrale sono stati disboscati circa 100 kmq di foresta amazzonica, con conseguenze recate all’ambiente molto pesanti, con un forte dissesto idrogeologico per l’intera città, alcuni paesi sono stati cancellati interamente perchè sommersi da bacini idrici artificiali. Ciò ha significato un’emigrazione forzata di grandi masse di popolazione. D’altra parte esiste poi un’emigrazione legata alla stessa costruzione di queste grandi opere, quasi 100.000 le persone che si spostano di costruzione in costruzione. Anche questa è una pastorale che la diocesi sta sviluppando e mette in azione un’opera di contatto e di accoglienza molto grande, con tanti operatori sul territorio. Anche qui è importante una capacità di lettura della situazione e ricerca di soluzioni per le comunità impegnate in quel territorio.

Nel concludere questo passaggio, vediamo come sia attuale il messaggio del Papa nella Laudato Si, in zone così colpite da queste emergenze, soprattutto in riferimento a quella che Papa Francesco chiama “ecologia integrale” e precisamente al cap. 4: “oggi l’analisi dei problemi ambientali è inseparabile dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani e dalla relazione di ciascuna persona con se stessa che genera un determinato modo di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente” n.141.

E’ il 26 febbraio e sono le 6.35! Salutiamo questa terra così ricca di vita e di persone attente e accoglienti e si vola in Roraima, con breve scalo all’aeroporto Eduardo Gomez di Manaus, qui attendiamo il volo per Boa Vista.

Il nostro pensiero atterra contemporaneamente su Santa Etelvina, parrocchia posta nella profonda periferia di questa grande città, dove don Ruggero era parroco e compagno di strada per tutta la sua comunità.

20160301092046a

Annunci