Visita in Brasile #2

All’aeroporto della capitale dello stato della Roraima ci accoglie mons. Giancarlo Dallospedale, fidei donum di Piacenza, è dal 1997 che è presente in questa diocesi, ma prima era fidei donum nel Piaui, nella pausa tra le due esperienze svolse il compito di direttore del centro missionario di Piacenza. Già come Vicario generale lo avevamo incontrato, ora ci accoglie come amministratore diocesano, poiché è dal 13 dicembre che la diocesi ha salutato Dom Roque Paloschi, dopo dieci anni di ministero, a cui è stata affidata l’arcidiocesi di Porto Velho.

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Si pranza a casa dei missionari fidei donum di Vicenza, d. Enrico, d. Gigi e d. Attilio, con noi ci sono anche le suore Orsoline Antonia Renata e Anna Maria che condividono questo momento tutto veneto, e dunque le cadenze dialettali indicano le nostre belle e particolari provenienze! Il futuro sarà questo ne siamo certi, condividere le proprie esperienze e le proprie radici per far nascere un frutto nuovo, un bel segno per noi specie se pensiamo da dove proveniamo, così presi, qualche volta se non spesso, da accoglienze faticose, da comunità con carenze vistose di mondialità e di missionarietà. Ci sprona questa comunione in terra brasiliana, a poter anche progettare, perché no, un futuro assieme.

Il pomeriggio scorre tranquillamente, e l’incontro successivo con l’amministratore diocesano è molto bello, è un disegno sul possibile nuovo impegno dei fidei donum. Sul tavolo vengono dispiegati le bellezze e le maturità di questa terra e Chiesa amazzonica a confine con il Venezuela, un territorio grande come l’Italia, ma anche, don Giancarlo ci racconta, tutte le sfide di questo tempo, le sfide che Papa Francesco ha richiamato nella Evangelii Gaudium e nella magnifica enciclica Laudato Si. Qui si concentrano in modo incredibile, qui i missionari le possono approfondire e conoscere, qui con le comunità possono apprendere ancora di più quel metodo di discernimento, da noi appena agli inizi, qui ogni giorno sei discepolo missionario allo stesso tempo.

Questa nostra seconda visita è veramente intrisa di significato, di fraternità, di dono.

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Nemmeno verso sera…

il caldo torrido sembra attenuarsi! Ci mettiamo lo stesso in viaggio per la missione di Cantà, dove le comunità rurali si ritrovano per un’ assemblea, dove verrà lanciata la campagna di fraternità valida per tutto il Brasile, “La casa comune, nostra responsabilità”. La Laudato Si, qui è già messa già in atto, diventa cultura popolare, si diffonde. La conferenza poi apre al dibattito, tutti parlano e tutti ascoltano. Cose semplici, belle, sentite, spinte in avanti perché la Chiesa s’impegni in prima persona con tutte le sue comunità.

Chiudiamo la serata con la conoscenza di P. Jaque, un fidei donum francese della diocesi di Caors, vicino a Tolosa, in Brasile da quarant’anni, che ci saluta dicendo: “qui ho imparato  cosa significa cercare di recuperare l’umano e divinizzarlo attraverso l’esperienza di Nazareth”.

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E’ il 27 febbraio, e apriamo questa bella giornata lodando il Signore per l’esperienza di Chiesa che ci sta donando. Il vento soffia fresco in questa mattinata, e iniziano ad arrivare a frotte da tutta diocesi i rappresentanti di tutte le aree missionarie e di tutte le comunità parrocchiali, i più lontani arrivano da zone rurali che distano 400 km. La sala della Prelatura si riempie anche di rappresentanti delle etnie indigene dei Macuxi, dei Wapichana. E’ un momento molto atteso per questo centinaio di persone. Arrivano anche alcuni missionari, ma non i più lontani, che sono a due ore di volo di cesna da qui e che lavorano con l’etnia dei Yanomami. Qui rifluisce tutto il lavoro di tutte le comunità piccole e grandi, dopo aver fatto prima di tutto un lavoro locale, qui arrivano con tematiche, proposte e sfide. Condividiamo con loro questo incontro di formazione, di discernimento e di programmazione. È un momento particolare per la diocesi, dom Roque ha lasciato appena da due mesi, ma c’è tutto l’entusiasmo per ripartire! La nostra presenza diventa una iniezione di gioia, di novità e di speranza.

Viviamo questa giornata ascoltando questa Chiesa in cammino, è un’Evangelii Gaudium raccontare questi primi passi cantati ad una sola voce.

Gli incontri e le testimonianze delle varie aree missionarie indigene si susseguono, le narrazioni vibrano di annuncio ed evangelizzazione, ma anche di situazioni a rischio e di forti emergenze. Non mancano le fatiche di interpretare ed esprimere nell’oggi le nuove sfide che Papa Francesco lancia con la sua Laudato si.

Si teme per l’incolumità di alcune tribù, per la violenza che si sta scatenando contro di loro, la modernità vestita di necessità avanza e distrugge la bellezza del creato, la storia di antiche popolazioni. Le comunità cristiane sono impegnate per i presidi della salute, per soccorrere le zone più lontane, per sostenere e difendere. Non rispondere con la violenza è il loro motto. Anche il racconto del rappresentante della pastorale della salute diventa importante per l’assemblea, di conoscenza e condivisione.

Viene annunciato da don Giancarlo che il card Humes presidente della Commissione dell’Amazzonia sarà in diocesi per organizzare un evento a livello nazionale. Si propone un incontro formativo grazie alla sua presenza.

La pastorale della gioventù viene presentata da Selene, sta lavorando nella grande parrocchia di Caracarai, assieme alla équipe della diocesi di Brasilia, che lì lavorano da alcuni anni. Si sta organizzando l’assemblea regionale della gioventù in Boa Vista.

Vengono poi presentate la pastorale della Crianza, la pastorale Carceraria, la pastorale del Dízimo è presentata da Manuel, come pure le varie iniziative pastorali per l’anno della Misericordia.

  1. Jaimi presenta a tutta l’assemblea le “Direttive generali dell’azione evangelizzatrice della Chiesa in Brasile 2015-1019: una comunità accogliente e missionaria!” Si sottolinea che le comunità devono essere in stato permanente di missione. É lo Spirito Santo il protagonista dell’andare e per una conversione della pastorale di conservazione. La Chiesa brasiliana è chiamata a intensificare lo studio della Bibbia, la sua contemplazione da cui deriva l’azione. La Chiesa accoglie, forma e trasforma, e invia alla missione, celebra, sostiene: è una comunità di comunità…è un desafio, una sfida aperta! La Chiesa insomma in qualsiasi pastorale a servizio della vita piena per tutti.

Dopo la condivisione di un pranzo frugale, il pomeriggio si apre con i lavori di gruppo. Ogni gruppo è formato da otto persone, e lo stile è quello del racconto-confronto. C’è chi verbalizza e riporterà in assemblea generale per la condivisione.

 

Sono le ore 16.00 quando si arriva ai saluti finali, e ci aggreghiamo ai missionari vicentini per le messe del sabato sera nelle varie zone. La conoscenza di nuove modalità espressive di celebrazione, i segni, il ritmo calmo e non frettoloso della celebrazione, le chiese semplici, povere ma dignitose, è sempre motivo di apertura e di incontro che ti dona nuova linfa, una visione che ti completa, anzi allarga di più l’orizzonte.

Rientriamo ciascuno dalle celebrazioni, e si cena assieme dai fidei donum di Vicenza. Il baccalà alla vicentina è sostituito da un buon piatto di pasta.

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