Atterrando in Roraima in punta di piedi

Non avevo mai visto sorgere il sole sull’Equatore. O quasi.

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Rio de Janeiro puo vantarsi dei colori e dei riverberi del Tropico del Capricorno, ma il Brasile, evidentemente non é solo Rio. A cinquemila chilometri piú a nord, c’é ancora um cappello di terra ai confini con il Venezuela e la Guiana. Ed é ancora Brasile. É lo stato di Roraima, uno stato relativamente giovane, che ha ottenuto la sua emancipazione alla fine degli anni ottanta. Una popolazione esigua in relazione al território che si presenta vasto tanto quanto l’Italia senza le sue isole. Se penso ala realtá che ci siamo lasciati alle spalle, nella amata terra della Baixada Fluminense, mi vengono i brividi al solo pensiero che qui, la realtá é completamente oposta. Qui si parla di uma densitá pari a 2 abitanti e mezzo per chilometro quadrato, che diventano 4 e mezzo quando si considera la densitá della poplaione di Boa Visa, la capitale di Roraima; a São João de Meriti si arriva a punte di 17.000 abitanti per chilometro quadrato. Non servono commenti.

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C’é una matrice indígena consistente presente nella maggior parte dello stato di Roraima, ma la si ritrova in modo particolare nelle regioni del nord, dove il governo federale ha concesso, a forza di lotte e di spargimenti di sangue, la demarcazione delle terre che definiscono i territori a statuto speciale per le etnie indigene presenti qui in Roraima. Ma si trovano pure molti immigranti provenienti da altre zone del Brasile, in prevalenza dal Nordest, che lungo i decenni passati hanno lasciato la loro miseria per tentare uma nuova vita in queste terre presentate, all’epoca, come um nuovo El Dorado, per la grandeza dei territori e la possibilitá di un pezzetto di terra e di una casa, sinonimi di dignitá e libertá per se e per i propri figli.

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Probabilmente non é andato come tutti speravano. I poveri hanno questo nel sangue: sognano sempre, perché il sogno é l’anima della lotta contro ogni disperazione e morte di ogni anima.

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In questi primi passi che mettiamo, scendendo in punta dei piedi dall’aereo, ma accolti dalla gente come si accoglie un amico o um fratello che viene a fare casa, ci lasciamo prendere per mano dai nostri fratelli e sorelle missionari, in particolare della diocesi sorella di Vicenza, che sono presenti qui in Roraima dal 2009. Assieme alle suore orsoline, si prendono cura di una vasta area alla periferia della capitale Boa Vista, dove si accumulano catapecchie, costruite sopra antiche discariche in preda di ogni tipo di malattie, e di complessi di case popolari costruite dal governo, col programma “minha casa, minha vida”, che a guardarle sembrano gabbie per uccelli, con quei 40 metri quadri di squallore dove vivono uma media di 6 persone, senza uma piazza, senza um punto di ritrovo, uma scuola, um ambulatório, um luogo che indichi la presenza di persone… Solo numeri…

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Forse nei progetti iniziali c’era pure qualcosa di interessante… Ma poi, lungo il cammino, i soldi investiti dal governo se ne vanno a spasso di tasca in tasca, divisi fra i politici locali, noncuranti delle condizioni sempre precarie del popolo, ma sempre pronti a fare promesse in migliorie al tempo dele elezioni politiche.

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Visitiamo pure il município di Cantá, ai confini com l’area indígena, dove vivono anche famiglie indigene che hanno scelto di non abitare dentro al território demarcato per loro. Com la comunitá di Vila Central, ad uma trentina di chilometri da Cantá, celebriamo la festa di São Pedro, il patrono locale, con uma folta presenza di bambini, familgie indigene e gente immigrata da varie parti del Brasile e ivi stabilite. Le distanza che separano uma comunitá dall’altra sono consistenti e questo offre l’opportunitá di ascoltare i racconti di chi ci accompagna, in macchina, lá dove ancora non si conosce la strada. Si ascoltano storie di vita, di popoli e di lotte; si raccolgono lacrime mai consolate e si cerca di non guardare troppo nel volto di chi há ancora occhi gonfi di lacrime per rispettare quella dignitá mista ad orgoglio ferito che solo il tempo e altri sogni potranno risanare.

Don Lucio Nicoletto

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