Testimoniare per servire. Un ingresso in Roraima.

Testimoniare per servire. Servire per testimoniare. Parafrasando così le parole del motto episcopale di dom Mario Antonio Da Silva, da domenica 18 settembre nuovo vescovo della diocesi di Roraima, estremo Nord del Brasile, é possibile sentire ancora il riverbero dell’abbraccio che il popolo roraimense ha offerto al suo nuovo pastore, manifestando cosi la gioia di riprendere con rinnovato entusiasmo il cammino di fede e di impegno missionario lasciato in eredita dal vescovo dom Roque, trasferito alla sede di Porto Velho nel settembre dello scorso anno. In queste parole si nasconde, di fatto, ben più del motto del vescovo Mario Antonio.

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Secondo le parole con cui p. Giancarlo Dallospedale, Amministratore diocesano, ha accolto il nuovo vescovo, il motto episcopale di dom Mario costituisce il nucleo di scelte pastorali mirate che la chiesa cattolica di Roraima ha assunto da anni ormai, per dare un’identità autenticamente profetica al proprio essere discepola di Gesu al fianco degli ultimi e dei più deboli secondo il mandato evangelico. Una scelta confermata pure dalle stesse parole di dom Mario Antonio che nell’omelia ha saputo tessere la trama della sua sensibilità di uomo e di credente, chiamato a guidare questa porzione del popolo di Dio in Roraima, a partire da un forte invito rivolto a tutte le istanze sociali e religiose affinché si uniscano le forze e tutti insieme si possa combattere ogni tipo di ingiustizia e soppruso e si lavori per difendere soprattutto chi è povero, sfruttato e vittima di un sistema sociale che esclude e crea morte anziché difendere la vita in tutte le sue forme ed espressioni: “Chi offende e uccide la dignità del povero, offende e uccide Dio stesso!”.

La scelta della Chiesa di Roraima di farsi voce di chi non ha voce e di essere l’espressione fedele della presenza del Regno di Dio in mezzo alla diversità di popoli e etnie presenti in Roraima, si è manifestata come primavera dello Spirito lungo tutta la liturgia eucaristica, soprattutto durante la liturgia della Parola, proclamata nelle lingue delle tre etnie indigene principali presenti nel territorio di Roraima: Macuxi, Yanhomami e Wapishana, e in portoghese. Anche l’offertorio è stato uno dei momenti apice dove ogni espressione pastorale e culturale della diocesi ha offerto il frutto del proprio lavoro corrispondente all’identità del proprio territorio.

Anche la vicina chiesa di Venezuela si è fatta presente con il vescovo della diocesi che confina con il Brasile, l’Amministrazione apostolica di Santa Helena do Huairen, dom Felipe, il quale, attraverso la presenza di alcuni Venezuelani, ha ricordato a tutta la Chiesa di Roraima la grave necessita di soccorrere alle urgenti necessita del popolo Venezuelano che sta vivendo un serio periodo di instabilità politica ed economica e per questo molti uomini e donne, famiglie intere tentano la fortuna qui in Brasile, ma con scarsi risultati.

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Al termine della celebrazione si poteva realmente respirare un aria di vera gioia in tutta la piazza antistante la Cattedrale di Boa Vista; lo Spirito soffia sempre sui cuori e sulla Chiesa che si mette ai suoi piedi e si lascia da Lui alimentare e plasmare… I frutti non tarderanno a venire!

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