Suor Lorena Ortiz: l’arrivo in Sud Sudan

Pubblichiamo la lettera ricevuta da suor Lorena Ortiz, arrivata in queste settimane per la sua nuova missione in Sud Sudan. Suor Lorena è stata per anni a Padova come animatrice missionaria per le comboniane. Ora, lo Spirito l’ha richiamata in Africa in un paese tormentato ma ricco di speranza.

 

Grazie per il ricordo. Ti racconterò che il mio arrivo nella mia missione è stato un po’ travagliato. Solo Dio sa il senso di tutte le cose che succedono, a me a volte manca sapienza per interpretarle, ma mi affido al Mistero sapendo che la mia vita è nelle Sue mani.

Quando ho lasciato l’Italia sono andata dai miei in Costa Rica per un po’ di vacanza e mentre ero lì mia madre si è ammalata e allora sono rimasta con loro 7 mesi in tutto. Finalmente ho potuto partire e il 3 luglio sono partita per Roma, dove avrei fatto il visto per il Sud Sudan e da lì avrei viaggiato a Juba (capitale del SS).

Il problema è che, come forse avrai saputo, a metà luglio ci sono stati degli scontri armati a Juba. Scontri che hanno lasciato circa 300 soldati morti più tantissimi civili.

suor-lorena

Con tutta questa situazione l’aeroporto di Juba è stato chiuso e molte ONG hanno lasciato il paese per l’insicurezza. Così le mie superiore, mentre ero a Roma per il visto, mi hanno detto di partire per Nairobi dove avrei aspettato che le cose si calmassero e avrei applicato per il visto. Sono arrivata a Nairobi il 19 luglio e ho fatto il visto e atteso il tempo opportuno per viaggiare a Juba. Arrivata a Juba l’1 Agosto ho fatto richiesta di residenza e tutte le cose burocratiche e una volta pronta, sono finalmente partita per la mia missione, destinazione finale Lomin, (kaju-Keji).

Lomin (Kaju Keji) è relativamente vicino al confine con Uganda. Zona montagnosa, di vegetazione rigogliosa, clima umido (ci passa il Nilo) ma a volte c’è brezza ed è anche fresco, il clima è gradevole. La nostra missione è un grande complesso dove c’è la grande chiesa parrocchiale in mezzo (appena costruita da un anno e mezzo), c’è poi la casa dei Confratelli, un salone per riunioni, la nostra casa e più verso l’interno c’è un accesso al Comboni College, uno dei migliori in termini di qualità forse in tutto il Sud Sudan. Questo college fu fondato da un Comboniano che grazie a Dio si dedicò tantissimo per poter offrire una buona qualità di educazione ai giovani Sud Sudanesi. Ora questo college non è più gestito dai Comboniani, ma la Diocesi di Yei lo ha assunto, c’è una sorella che insegna nelle superiori ed è bello vedere tanta gioventù, il futuro di questo paese così precario dal punto di vista della politica. Pare che l’anno prossimo insegnerò anch’io lì. Qui c’è molto lavoro pastorale che va avanti con tanti catechisti e altri laici formati che portano avanti diversi ministeri della chiesa.

C’è un forte gruppo di Infanzia Missionaria, è bello perché sono bambini che s’incontrano tutti i sabati per pregare il rosario con canti e intenzioni speciali, e la domenica pomeriggio fanno formazione, una sorella li segue ma poi ci sono anche i bambini leader che accompagnati da lei sono quelli che organizzano. Dopo il rosario mangiano qualche cosa semplice insieme, a volte una caramella, altre volte se c’è frutta anche, qui tutto è tanto semplice! Non pensare alle merendine o alle uova kinder, a volte l’unico frutto che abbiamo è un limone e i ragazzi fanno festa. Qui la gente si accontenta di piccole cose e sa anche ringraziare, sa apprezzare le piccole cose. La cosa bella è che questi bambini fanno anche opere missionarie, che consistono per esempio nell’andare a trovare un malato o un disabile e fare con loro una preghiera, il rosario o altro, altre volte hanno fatto raccolta di cibo di casa in casa per portare ad una famiglia più povera che loro conoscono, le famiglie possono dare una pannocchia, o un pugno di arachidi, o una patata dolce, o un pezzo di cassava o qualche vegetale, etc.

Se c’è qualche persona anziana che magari non ha molto aiuto da altri e la sua capanna è già molto vecchia, i bimbi si organizzano con i fratellini più grandi o con altri amici della parrocchia per aiutarlo a cambiare il tetto, etc. Sono tutte piccole opere che indicano che loro sono Cristiani come Gesù che dove passava faceva del bene e aiutava gli altri a stare meglio. In mezzo a tanta morte ci sono segni di vita belli.

Qui la situazione non è serena, a volte un po’ calma ma sappiamo che in qualsiasi momento può cambiare. Molta gente continua a spostarsi verso i campi profughi permessi dal governo Ugandese, la gente si sposta e una delle brutte conseguenze è che le famiglie si dividono tra loro perché a volte la mamma è nel campo mentre i ragazzi rimangono nel villaggio per attendere scuola e allora rimangono con qualche zio o nonna.

Noi nel nostro villaggio vediamo molto spesso la gente che si sposta a piedi o in moto, o in auto, ed è gente che parte con il materasso rotolato e altri pochi beni avvolti in pezzi di tela sulla testa, qualche contenitore per l’acqua e poco più.  Questo è un tempo di precarietà per la gente, il mangiare non è molto disponibile perché i commercianti che normalmente portavano i beni dall’Uganda adesso non viaggiano più per l’insicurezza, quindi nei mercati si trova pochissimo e molto caro tutto.

Noi in questo contesto facciamo quello che possiamo, stiamo con la gente, cerchiamo di portare avanti una certa normalità con quelli che rimangono, e preghiamo insieme sempre per la pace e la riconciliazione.

Uno dei bei segni è che spesso gruppi e comunità cristiane, a volte anche ecumeniche, si trovano per una giornata intera a pregare e digiunare per la pace in Sud Sudan, loro stessi si organizzano e pregano, e riflettono sulla pace, a volte organizzano tipo laboratori sulla tematica della pace. Per me è edificante vedere i bimbi digiunare, non piangono, non dicono nulla anche se cono affamati, sanno che stanno insieme coi loro adulti per riflettere, pregare e digiunare per la pace, perché molti temono che dopo la quiete ne venga un’altra guerra.

Io dopo circa 25 giorni dal mio arrivo in Sud Sudan mi sono presa la malaria, era la prima volta nella mia vita perché sui Monti Nuba non l’ho mai avuta. Dicono che più avanti si è con l’età e peggio è. Bene, la mia è stata peggio. Sono stata veramente male, ho perso 6kg in una settimana e senza forza

Dopo questa esperienza terribile sono andata a Nairobi per recuperare le forze, mangiare meglio, specialmente frutta che non c’era a Lomin, e ho visto un medico che mi ha fatto un check up generale, mi ha dato antibiotici e vitamine, e poi mi sono sentita quasi normale. Quindi, dopo due settimane a Nairobi decise di ritornare a Lomin, e ho fatto il viaggio attraverso Kampala, in bus perché costa decisamente meno che gli aerei. Il bus da Nairobi a Kampala è durato 14 ore, un po’ pesante, ma fa niente, il Comboni e le prime sorelle per andare in Africa facevano 3 mesi a dorso di cammello nel deserto con quel caldo e quel freddo e con un fagottino senza tante cose. Questa memoria mi aiuta a ridimensionare i sacrifici di oggi.

Arrivata a Kampala lunedì sera, martedì mi sono riposata, mercoledì notte dovevo continuare il mio viaggio, altre 6 ore di bus fino a Moyo, una località un po’ verso il confine con il SS.  Avevo già preso il biglietto del bus per partire quella notte, quando mi avvisano di non partire perché la situazione è molto instabile e insicura. I soldati hanno circondato il villaggio e due studenti furono uccisi, molte donne e bambini cercano rifugio nella missione per sentirsi più protetti e questi giorni la chiesa parrocchiale è il dormitorio di moltissime persone, altre sale che abbiamo sono anche piene e la casa dei Comboniani e la nostra anche, la gente viene a cercare rifugio, a pregare e a stare uniti. Che cosa possono fare i missionari e le missionarie in queste condizioni? Non possono salvare nessuno perché loro stessi sono esposti al pericolo, ma se la gente viene a cercare rifugio lì, è perché per loro questo è un luogo e una presenza che rimanda a Dio, alla sua protezione, al suo amore, alla sua misericordia. Il nostro Maestro, il Pastore Bello, ci ha insegnato che se le pecore sono minacciate, non è ora di fuggire lasciandole esposte ai lupi affamati, ma bisogna stare con quelle più vulnerabili e metterle in salvo. Il Buon Pastore dà la vita per le pecore, possa il Signore concederci la grazia anche a noi.

Ti chiedo di pregare molto e far pregare alla tua gente, ai fedeli della tua parrocchia per la pace nel Sud Sudan e per tutti noi ovunque siamo nel mondo, affinché possiamo comprendere che il Vangelo non è un fatto di parole, ma di stile di vita, che è serio e che va vissuto secondo ci ha insegnato il Maestro. Preghiera e digiuno è l’unico modo per scacciare alcuni demoni, come il demone della guerra, della violenza, dell’odio, della prepotenza, della disumanizzazione. A noi, abituati a mangiare tanto e sempre, il digiuno ci costa molto, a questa gente che mangia una volta al giorno, costa meno ma non è che non costa, la fame è fame. Ci sono tanti nostri fratelli e sorelle che soffrono davvero la fame, quelli che sono nei campi profughi, anche quelli nello Yemen, in Siria, in tanti posti di dolore.

Scuscate se ho poca possibilità di scrivere, non abbiamo molto servizio internet e il poco che c’è è anche abbastanza caro. Lo usiamo per l’essenziale, qui a Kampala è diverso, è meglio e perciò vi scrivo lungo, per farvi fare penitenza leggendo tutta questa roba e per dirvi quanto vi ricordo e vi voglio bene. A te un abbraccio e una benedizione.

Sr. Lorena Ortiz

Annunci